Copyright ©2013~14 MilanoOffLimits imitidicthulhu®

Le Regole Edilizie di Pisapia

diario del Nuovo Stupidiario Ragionato

(nelle regole regressive del nuovo regolamento edilizio)


    
Lesson #8 : Articolo Arancione Nr. 91

Come rendere impraticabili le ristrutturazioni con paletti a casaccio

________________________________________________________________________________________________

    31:3:2014

Articolo Arancione Nr. 91

L'ottava perla di una collezione che in questi giorni sarà in continuo aggiornamento, la cronistoria delle gesta del Comune di Milano in Consiglio, dove la maggioranza arancione, depositaria unica dell'interpretazione autentica (a suo piacere) delle leggi, ci ordina come dovremmo vivere.

Su Le Regole Edilizie di Pisapia - diario del Nuovo Stupidiario Ragionato potete anche visitare :
Lesson #1 : Articolo Arancione Nr. 41 - Costi di costruzione su tutto (anche se non dovuti secondo la Legge dello Stato)
Lesson #2 : Articolo Arancione Nr. 11 - Sicurezza: false soluzioni burocratiche, impossibili perché affrettate (e costose)
Lesson #3 : Articolo Arancione Nr. 20 - Più burocrazia (e relative spese) nelle opere interne
Lesson #4 : Articolo Arancione Nr. 76 - Capolavoro: in un colpo, punita disabilità e conferimento differenziata
Lesson #5 : Articolo Arancione Nr. 55 - Burocrazia : farci fare e rifare (e pagare), per il Comune è uguale
Lesson #6 : Articolo Arancione Nr. 84 - Passi carrai solo oltre misura (come gonfiare la tassa di occupazione suolo)
Lesson #7 : Articolo Arancione Nr. 82 - Vietato realizzare parcheggi su proprie aree
Lesson #8 : Articolo Arancione Nr. 91 - Come rendere impraticabili le ristrutturazioni con paletti a casaccio
Lesson #9 :    Speciale Urbanistica     - Piazza Castello diventa un fritto misto
            Un grave difetto concettuale (e strutturale) del nuovo Regolamento Edilizio nasce da un'atteggiamento di fondo completamente sbagliato, che sta nel non aver capito la necessità di sezionamento delle norme, da dividere chiaramente in due distinti tronconi: normativa obbligatoria per le nuove costruzioni e requisiti normativi minimi per il patrimonio edilizio esistente.

Il Regolamento avrebbe dovuto essere l’occasione per facilitare il recupero e la valorizzazione del volume costruito, chiedendo il massimo nei nuovi cantieri, ma sostenendo anche un principio di ragionevole flessibilità nelle operazioni di rinnovamento.
Ci troviamo invece davanti alla puntigliosa ripetizione di norme che, affardellandosi sul tavolo di chi intende recuperare, a poco a poco rendono l'impresa impossibile, al punto da far spesso desistere.

Questo ne è solo un esempio, un articolo che regola la dimensione delle rampe di scale, col pasticcetto della deroghina per una sola delle prescrizioni, mentre i restanti obblighi finiscono per pretendere il rifacimento di interi vani scala.

Art.91 - SCALE 1. Le scale di uso comune sono disciplinate, quanto a larghezza, dimensioni e chiusure, dalla normativa vigente in materia di barriere architettoniche e di prevenzione incendi (NDR: ma nei nuovi edifici o con "sostanziali rifacimenti", e non in tutti, e non con queste dimensioni perentorie!). Deve in ogni caso essere garantita la corretta fruibilità e la possibilità del trasporto di soccorso delle persone. Le rampe di scale che costituiscono parte comune o siano di uso pubblico devono avere una larghezza minima di m. 1,20. I gradini devono essere caratterizzati da un corretto rapporto tra alzata e pedata (pedata minimo 30 cm.): la somma tra il doppio dell'alzata e la pedata deve essere compresa tra 62-64 cm. Le rampe delle scale possono avere massimo 12 alzate consecutive negli interventi di nuova costruzione e 14 alzate consecutive negli interventi sul patrimonio edilizio esistente.

Ma visto che è abbastanza difficile che stabili d'epoca abbiano larghezza di rampa pari a m.1,20, si blocca quindi tutto il resto, perché l'intero progetto non potrà passare. Avete idea di quale incidenza di costo comporterebbe la completa demolizione e ricostruzione dei vani scala negli stabili da ristrutturare? Ed è solo una delle apparentemente insignificanti mine che messe assieme scoraggeranno molte buona intenzione di ammodernamento e spesa.

In questo caso, non sarebbe stato ragionevole consentire il mantenimento dell'usuale metro di larghezza e dei 28 cm. di profondità di pedata del gradino? Oppure, atteggiamento assolutamente più corretto, non sarebbe stato giusto rimettersi alla più esauriente normativa specifica nazionale, che regola le scale secondo la tipologìa degli interventi e dei fabbricati, senza precipitarsi a reinventare norme generali più restrittive?
Certo che si, ma la ragionevolezza è una virtù della gente comune, non della gente "al Comune", una maiuscola che fa la differenza.

Milano, 31 marzo 2014
Arch. Giovanni Seregni


Copyright 2013~2014 ©MilanoOffLimits @ imitidicthulhu®